Home 1 Marzo 2019 – Trigesimo della morte di don Claudio Lucato – Omelia del Card. De Giorgi.

1 Marzo 2019 – Trigesimo della morte di don Claudio Lucato – Omelia del Card. De Giorgi.

1 Marzo 2019 – Trigesimo della morte di don Claudio Lucato – Omelia del Card. De Giorgi.

TRIGESIMO  DELLA MORTE DI DON CLAUDIO LUCATO

               – Roma -1 marzo 2019-

Omelia del Card.Salvatore De Giorgi

 

Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato” (Gv 17, 24-26).

 

  1. Questo tratto della preghiera sacerdotale di Gesù, sgorgata dal suo cuore nel momento culminante di un amore che ci ha amati sino alla fine e si è donato totalmente sino all’olocausto supremo della vita, rivela non semplicemente un desiderio, ma l’ansia struggente e la volontà risoluta del Maestro, perché i suoi Apostoli, dono privilegiato del Padre, fossero sempre con lui nel tempo e nell’eternità.

 

Quel “voglio”, supplicante e imperioso insieme, col quale nell’imminenza della morte, Gesù si rivolge al Padre, è l’espressione di un mistero insondabile che avvolge la vita di ogni cristiano.

Ma afferra soprattutto l’esistenza di coloro i quali, a somiglianza degli Apostoli, sono chiamati alla sua sequela più diretta e totale.

 Negli Apostoli non è scritto forse nel Vangelo che Gesù scelse quelli che egli volle perché stessero con lui? (cf. Mc, 3,14).  Essere con lui per contemplare la sua gloria!

 E’ qui l’origine di ogni vocazione cristiana, ma soprattutto di quella sacerdotale. È anche qui la sua ultima destinazione e la ragione più profonda che ne chiarisce il senso e ne stimola il dinamismo apostolico.

 

 

 

 

 

 

 

 

In questa luce la parola di Dio che abbiamo ascoltato ci invita a leggere la vita e la morte del carissimo don Claudio Lucato, avvenuta un mese fa dopo una malattia offerta al Signore come sacrificio supremo della sua vita terrena e preparazione immediata della sua nascita al cielo, come egli evangelicamente considerava la morte.

Così si esprimeva il 24 novembre scorso:”Ho avuto la grazia di ricevere il sacramento dell’Unzione da P:Ruggero, Sono pronto a rispondere  al Fiiat. Signore ti chiedo la grazia di morire con la volontà di onorarti e compiacerti e fin da ora ti sacrifico la mia vita e ti offro la mia morte qualunque sarà e quando sarà- Gesù, morire per fare la tua volontà”.

 Fare la volontà del Signore è stata tutta la sua vita di uomo, di cristiano,  di sacerdote e di religioso.

Nasce in S.Giorgio in Salici il 4 luglio 1951 e attratto sin da piccolo, come chierichetto, al servizio del Signore, appena dodicenne, dopo un corso di esercizi spirituali tenuti ai ragazzi da P.Igino Silvestrelli, entra  nella sua Opera dei Servi di Nazaret, nella quale fa la professione religiosa e il 15 settembre 1978 nel Santuario di  Solane viene ordinato sacerdote.

Illuminato e sostenuto dall’ esempio e dalla  parola dell’amato e venerato Fondatore, vive  il suo sacerdozio, del qual è innamorato, anzitutto con immensa gratitudine al Signore che lo ha chiamato, consacrato e mandato, e sempre con  gioia interiore anche nei momenti del dolore, con vivo senso di responsabilità nei diversi e impegnativi compiti affidatigli dai superiori, con grande amore e sincera fedeltà alla sua Congregazione, con più grande amore e più decisa fedeltà alla  Chiesa e al Papa, come testimonianza  del suo immenso amore a Cristo,

 Così  mi è apparso e così l’ho ammirato fin da quando l’ho conosciuto, nel lontano 1987, quando arcivescovo allora di Foggia chiesi  a P.Silvestrelli di inviarmi alcuni suoi sacerdoti per preparare i giovani alla venuta del Papa Giovanni Paolo II: tanto bene sentivo parlare di loro soprattutto nella pastorale giovanile.

Fui accontentato. Mi inviò dei sacerdoti giovanissimi tra i quali don Claudio, decisi a incontrare i giovani  nei cosiddetti “Giardinetti”, dove si riunivano e vivacchiavano i giovani più problematici e lontani dalla Chiesa, Si presentarono con l’abito religioso e il Crocifisso sul petto e con la Benedizione di Dio i risultati furono meravigliosi.

3 – Compresi allora la solida formazione umana, spirituale, intellettuale e pastorale che don Claudio e i suoi confratelli avevano ricevuto dal loro Fondatore e che successivamente ho avuto modo di apprezzare nei tanti incontri avuti in questi anni con don Claudio a Roma e a Solane.
Ho notato non solo la sua gioia di essere sacerdote e religioso, ma anche e soprattutto il suo amore ardente all’Eucaristia, il suo affetto filiale alla Madonna e l’accoglienza grata del mio invito a fare  ogni giorno la Via crucis unita alla coroncina  della misericordia di Santa Faustina, per la conversione dei peccatori.Posso dire di avere colto in lui un anelito semplice, genuino  sincero alla santità alla quale tutti siamo chiamati,  come risposta al dono della santità ricevuto col Battesimo,

– per noi sacerdoti come risposta  al dono dello Spirito di santità invocato e trasmesso dal Vescovo con l’imposizione delle mani, per essere immagine sacramentale credibile di Gesù, capo servo, sposo e pastore della Chiesa.

– per voi religiosi e religiose  come risposta al dono  della consacrazione speciale a Cristo povero, casto e obbediente nel cuore della Chiesa e del mondo.

 – per voi sposi cristiani  come risposta ad  dono della consacrazione  sponsale, che ha fatto  del vostro amore la manifestazione  dell’amore di Dio per l’umanità e dell’amore di Cristo per la Chiesa .  

Ora che l’anima di don Claudio, insieme a quella di tutti i giusti,  è nelle mani di Dio, come ci ha ricordato l’autore del libro della Sapienza nella prima lettura, ringraziamo il Signore per avercelo dato  e ringraziamo anche lui per quanto ci ha dato con la sua vita e col suo ministero.

 Un grazie doveroso va anche alla sorella Claudia, ai suoi nipoti, ai suoi parenti che lo hanno assistito con immensa premura.

 Un grazie particolare va a Don Ruggero e ai suoi confratelli che con altrettanta fraterna premura lo hanno accompagnato nel suo passaggio alla Casa del Padre: sono certo, come ha detto don Ruggero, che lo ricorderanno sempre nella preghiera, sentendolo vivo e  vicino  nel consolante mistero della Comunione dei  Santi.

4 – Nell’ottica del mistero pasquale che stiamo celebrando, anche la sua morte va considerata come l’ultimo dono del suo servizio pastorale, potremmo dire il più bel dono: tanto è ricco di significati, di stimoli, di messaggi, nel nostro cammino verso il banchetto eterno della gloria futura, che nella celebrazione eucaristica è manifestato, preannunziato e, in certo qual modo, anticipato.
Davvero: “Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei giusti”, come abbiamo ripetuto nel salmo responsoriale
La morte non è la fine della vita, ma l’inizio della vita senza fine.
Essa è la vera pasqua, il passaggio da questo mondo alla casa del Padre, dove c’è posto per tutti e tutti ci attende  Cristo Risorto  con Maria, madre sua e madre nostra,assunta per prima in anima e corpo, come sarà per tutti   fine della storia.
Canta infatti la Chiesa nel prefazio;”Ai tuoi fedeli o Signore, la vita non è tolta ma trasformata, e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno viene preparata per noi un’abitazione eterna nel cielo.