Ordinazione Diaconale Maurizio Turrini

Mercoledì 3 giugno 2026 alle ore 11:00

Nel Santuario di Monte Solane

Mons. Domenico Pompili

Vescovo di Verona

ha ordinato Diacono 

Fr. Maurizio Turrini

dei Servi di Nazareth

 

INTERVISTA PER IL VERONA FEDELE

18.05.2026

  • Fra Maurizio, quando e come nasce la sua vocazione religiosa?

La mia vocazione religiosa è nata da un incontro, un’esperienza personale con Gesù nella preghiera durante un ritiro spirituale a Verona nella Casa di Nazareth di Solane. Era la mattina del 18 Agosto 2007. Mentre stavo leggendo il vangelo (Mt 10, 16-20) ho sentito forte nel mio cuore, questa parola: “Testimonia”. Dopo questo fatto ero pieno di gioia, ero felice e mi sono sentito amato da Dio. Da quel momento ho deciso di seguirlo e lasciare tutto. Per questo motivo al momento sono un fratello religioso.

2) Perché proprio i  Servi di Nazareth? Cosa l’ha attratta di questo carisma e di questa spiritualità?

La mia esperienza di Dio, la chiamata, l’incontro inatteso e profondo col Signore si è realizzato a Verona in questa Famiglia Religiosa, proprio nell’Opera Famiglia di Nazareth. Qui mi sono sentito a Casa.

Mi ha colpito molto il carisma e la spiritualità dell’Opera Famiglia di Nazareth, il suo modo particolare di vivere il vangelo con semplicità e fiducia totale in Dio e la specifica missione apostolica nel nostro tempo per la salvezza degli adolescenti. La Famiglia di Nazareth è dono dello Spirito Santo alla chiesa ed è nata proprio dall’esperienza spirituale e ministeriale del fondatore Padre Igino Silvestrelli. In essa si vive il mistero di Cristo a Nazareth con Maria e Giuseppe all’insegna dell’umiltà, del nascondimento, dell’obbedienza, della fraternità, della laboriosità.

La pagina evangelica della Provvidenza (cf. Mt 6,25-34) è la “magna charta” fondamentale per il carisma dell’Opera.

Lo scopo principale dell’Opera è quello di collaborare alla salvezza di tutti gli adolescenti offrendo “una potente illuminazione spirituale”. Come scopo integrativo si propone l’aiuto e sostegno spirituale ai sacerdoti e agli sposi.

3) Da due anni si trova nella Casa Nazareth di Pescia, in Toscana, la prima comunità aperta oltre gli Appennini. Che luogo è, e in che cosa consiste il suo impegno quotidiano e quello dalla comunità?

L’edificio in cui risiede la comunità di Pescia è un castello medioevale risistemato, posto su una rocca che domina dall’alto l’antico borgo di Pescia e offre alla vista un ampio panorama.

Nel Regolamento dell’Opera ci sono ben cinque modi diversi di lavorare: ”Lavoro di ginocchia, lavoro di testa, lavoro di braccia, lavoro di santificazione, lavoro di apostolato”. Ogni giorno la comunità al si riunisce al mattino per la concelebrazione della santa Messa, preceduta di solito dalle Lodi mattutine in comune e dalla meditazione personale di 30 minuti.

Importanti sono pure i momenti di preghiera nel corso della giornata: la visita comunitaria al SS. Sacramento, l’adorazione personale e la recita del s. Rosario. Prima di cena si celebrano i Vespri seguiti poi dalla lettura spirituale.

Personalmente tengo molto alla preghiera, al silenzio, stando in adorazione fissando lo sguardo su Gesù vivo nell’Eucarestia. Quando non ci sono particolari impegni ministeriali, ogni giorno dedico pure del tempo al lavoro manuale di pulizia e manutenzione della casa e anche allo studio sacro, per prepararmi adeguatamente all’evangelizzazione degli adolescenti.

Casa di Nazareth di Pescia (2)

4) “Lo conosci Gesù?” è al centro della vostra missione. Cosa significa concretamente viverla ogni giorno, tra le persone, in particolar modo bambini e ragazzi?

Stare con Gesù e andare ad annunciarlo e predicarlo (cf. Lc 3, 13) è in sintesi l’identità e la missione del Servo di Nazareth. Siamo chiamati a vivere santamente con Gesù per la salvezza delle anime.

È importante per noi Servi di Nazareth, chiamati a stare con i bambini, i ragazzi e in particolare con gli adolescenti e i giovani, l’accoglienza di tutti appena arrivano nelle nostre strutture, il sorriso, la cordialità e il trattarli con rispetto, il condividere tutto con loro: gioco, catechesi, pasti, sacramenti, dando volentieri del nostro tempo e tutta la nostra disponibilità.

Gesù accoglieva i bambini e insegnava che bisogna essere come loro (senza malizia), per poter entrare nel regno dei cieli.

Fare conoscere Gesù ai ragazzi è per noi la gioia più bella e più grande. Durante le settimane di spiritualità estive che organizziamo per tutte le parrocchie che desiderano parteciparvi, in complementarietà ai percorsi vicariali e diocesani, cerchiamo di affrontare e sviluppare temi come l’esistenza e la paternità di Dio, Gesù perfetto Dio e perfetto Uomo, il compito dell’uomo nel mondo e il suo destino eterno, la vita di grazia, l’appartenenza alla Chiesa… Inoltre in un clima di serena allegria, desideriamo accompagnarli all’esperienza dell’amore di Cristo attraverso la preghiera, l’esperienza personale del ‘deserto’ e i sacramenti.

Le principali attività che ci impegnano in favore dell’adolescenza sono i Corsi di spiritualità di una settimana o di pochi giorni per scuole, parrocchie, gruppi sportivi, ecc.; Missioni giovani nelle zone pastorali dove i sacerdoti ci invitano a collaborare; ritiri di una giornata nelle nostre case o brevi incontri nelle parrocchie o centri di incontro per la preparazione dei ragazzi e loro genitori al sacramento dell’Eucaristia e della Confermazione.

5) Per due volte ha vissuto un’esperienza missionaria a Mbarara, in Uganda: nel 2018, dopo gli studi teologici a Verona, e poi di nuovo nel 2023. Come è stato immergersi in quella realtà, e cosa ha portato dentro di sé da quegli incontri?

L’esperienza in Uganda l’ho vissuta come un dono del Signore. Mi ha colpito l’accoglienza e cordialità del popolo africano, nella zona equatoriale nella quale mi trovavo per compiere il mio servizio. L’Uganda è una terra povera, ma felice perché gli abitanti si accontentano del poco che hanno per quanto riguarda le abitazioni, i vestiti, il cibo, ecc.

Da missionario, col mio carattere estroverso, ho cercato subito di fare amicizia con i ragazzi, soprattutto nella nostra scuola che abbiamo aperto nella periferia povera e bisognosa di Mbarara nel 2014 e che ora conta circa 1900 studenti tra Scuola dell’Infanzia, Scuola Primaria e Secondaria. Condividere con loro è stato il mio segreto di riuscita, assistendo alle lezioni scolastiche, mangiando con loro e quasi sempre polenta senza sale (‘posha’) e fagioli (‘bins’) a pranzo.  Mi è stato utile fare catechismo, come riuscivo, e anche il servizio alle sante Messe come Accolito con la chiesa-santuario sempre piena di gente, anche più di due ore ciascuna, con canti e balli. Tornato poi, la seconda volta, ho vissuto l’esperienza con maggiore responsabilità, con il ruolo specifico di Assistente nella nostra comunità di formazione. Dall’Uganda mi sono portato in Italia il ricordo della semplicità della gente e il sorriso dei bambini poveri; ma la permanenza in quella terra benedetta ha aumentato principalmente la mia fede in Cristo e il mio amore per il prossimo bisognoso da servire nel suo nome.

Vorrei da ultimo sottolineare la coincidenza provvidenziale della mia Ordinazione diaconale nella memoria dei Martiri d’Uganda, il 3 giugno prossimo. Si tratta di un segno per il mio futuro servizio ministeriale?

Fr. Maurizio Turrini in Uganda

6) La cerimonia si terrà al Santuario di Monte Solane di Fumane, presieduta dal vescovo di Verona Mons. Domenico Pompili. Come si sta preparando interiormente all’ordinazione diaconale? Quali sentimenti la abitano in questi giorni? Cosa significa per lei diventare diacono? Come immagina cambierà il suo modo di vivere il servizio? Dopo l’ordinazione cosa si augura di portare con sé?

Mi sto preparando all’ordinazione diaconale con la preghiera, meditando la parola di Dio e immergendomi nella grazia degli esercizi spirituali.

Il sentimento principale in questi giorni è di prepararmi bene al Ministero che mi verrà affidato per tutta la vita, di servire Cristo e la chiesa, suo mistico corpo, con tutto lo slancio del mio cuore, avendo come riferimento il primo diacono Stefano che è stato pure il primo martire della storia della chiesa per amore di Gesù.

La spiritualità del diaconato è quella del servizio ministeriale all’Altare, dell’annuncio della parola di Dio e della carità da esercitare cioè nell’attenzione, nell’interessamento verso le persone più bisognose. Mi spenderò volentieri nel compito che mi sarà affidato, con dedizione e retta intenzione. Col diaconato che è il terzo grado del Sacramento dell’Ordine e conferisce il ‘carattere’ come segno spirituale configurativo e deputativo al culto sacro, mi auguro di diventare davvero un’icona vivente di Cristo servo. Come membro dell’Opera Famiglia di Nazareth mi affido per questo all’intercessione di Maria Ss. e di s. Giuseppe patrono della chiesa universale.

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Tags: Diacono, Morte di una religiosa, Viaggio in Uganda

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