Breve biografia di Sr Angela Salgarollo delle Serve di Nazareth:
“Sr. ANGELA SALGAROLLO 16 DICEMBRE 1933 – 6 APRILE 2026
La piccola Angela muove i primi passi a Meledo, in provincia di Vicenza.
A breve la raggiungono 3 fratellini, Marsiglia, Luigi e Maria morta in tenera età.
Purtroppo la tubercolosi porterà via troppo presto la giovane mamma Rosa e Angela dapprima starà un po’ con il papà Antonio, diventando a 8 anni la donnina di casa, per poi essere affidata ad un collegio.
Parlava sempre con tanto affetto e nostalgia del suo paesello d’origine, a cui tornava spesso con la sua proverbiale memoria piena di ricordi nitidi.
Giovanissima, accoglie la chiamata alla vita religiosa ed entra nell’istituto delle Sorelle della Misericordia di Verona dove fa la prima professione nel 1953 assumendo il nome di sr. Lina Rosa in ricordo della mamma.
Dopo poco tempo verrà mandata in aiuto alla comunità di Berlino, Germania, dove l’Istituto delle Sorelle della Misericordia collaborava nella missione a favore degli immigrati italiani, rimanendovi qualche anno dedicandosi ai bambini. Il responsabile era mons. Luigi Fraccari, che conservò di lei un ricordo indelebile. Si sono ritrovati dopo tanti anni proprio a Solane.
In Germania la giovane suorina si ammala di tubercolosi e passerà diversi mesi in sanatorio: mesi molto sofferti a causa della salute, ma soprattutto raccontava quanto fosse forte il senso di solitudine, sia per la lontananza dalla comunità e perché l’ospedale era tenuto da protestanti, per cui le mancavano i sacramenti.
Dell’avventura in Germania, si divertiva a raccontare il primo viaggio (ero così “nane”, che credevo che le nuvole che vedevo dall’ aereo fossero isole sul mare, avevo paura di aver sbagliato volo e di stare andando chissà dove! Ma pensavo: verranno a cercarmi!)
Su questo aveva ragione, perché l’Istituto della Misericordia non si sarebbe fatto scappare facilmente quella suoretta tutto nervo e argento vivo che affrontava ogni sfida senza risparmiarsi.
Ritornata in Italia per molti anni si dedica con generosità e determinazione all’ apostolato, con i suoi adorati bambini della scuola materna, nelle parrocchie di Nogara, Isola della Scala, Zevio.
Avrà l’incarico di superiora per circa 13 anni, svolgendo nello stesso tempo anche apostolato nelle fabbriche tra le operaie.
Quando negli anni 80 una seconda chiamata ha scombussolato la sua ben avviata vita, ha cercato il modo di rinnovare il suo sì. Il desiderio forte era quello di dedicarsi ai sacerdoti e, parlatone con Padre Silvestrelli, si trova a dover scegliere tra la certezza del suo Istituto e la grande incognita di lasciare tutto per iniziare un’esperienza nuova.
Parte di nuovo ed entra a fare parte del minuscolo gruppo di religiose della Casa di Nazareth, (1987) riprendendo il suo nome di battesimo, Angela. P. Igino sentendo che in famiglia veniva chiamata Angelina le propone questo nome, anche per ricordare md. Angelina Tommasin (una delle prime suore) morta qualche anno prima. Da allora tutti l’abbiamo conosciuta come Angelina.
Si trova a fare cose mai fatte prima, e ben presto ad essere nominata superiora e ad occuparsi della formazione delle nuove sorelle.
Dopo anni, in cui non sono mancate difficoltà e prove molto dure, assieme alle gioie, prenderà di nuovo un aereo, questa volta per attraversare davvero il mare e andare in Uganda, 2010 nella nostra neonata missione.
Non conosceva la lingua e l’età era avanzata…eppure di nuovo ha ripetuto il suo sì. Quei 4 anni in missione le hanno colmato il cuore di nomi e di storie che accudiva con cura sempre, specialmente i suoi due primi sacerdoti africani, fr. Alex e fr. Benedict di cui conservava il ricordo nella preghiera costantemente.
Tornata in Italia ha prestato servizio a lungo nella comunità di Pescia e per un pò a Gignese.
Gli ultimi anni li ha passati a Solane, sempre indaffarata a rendersi utile in ogni cosa possibile…e a volte anche non proprio possibile.
Mani piuttosto inesperte in cucina, ma davvero abili in guardaroba e magiche con le sue amate orchidee.
Sobria, austera, poche parole e tanti fatti.
Solo l’essenziale. Così fino alla fine. Più volte nei giorni dell’ultimo ricovero ci ha raccomandato: dite a tutti “che chiedo scusa di tutto, proprio di tutto. E che ringrazio tanto”.
Quando non parlava quasi più, sussurrava ancora “grazie” a infermieri e operatori.
Ciao Angelina. Il Signore ti circonda ora di un amore luminoso, e in Lui tu possa ritrovare la tua mamma, insieme ai tuoi fratelli e a papà…
Arrivederci in Dio, guarda con la tua premura i nostri passi, quelli della tua amata Rosi e della sua famiglia. Riposa felice, ora. Ma tanto lo sappiamo che ti sei già messa di sicuro all’opera anche lì, per tutti.”






